Dopo le scuole di Fucecchio e quelle di Montelupo F.no, sabato 05/03/2016 è stato il turno di quelle di Santa Maria a Monte.
L'evento è iniziato in sordina, con i ragazzi che riuscivano a malapena a
concentrarsi. Poi, sono bastati pochi minuti e il loro interesse si è
acceso: hanno capito che non eravamo lì ad annoiarli con date, cenni
storici lunghi e discorsi infiniti. Noi eravamo lì per raccontar loro
una storia. Una storia purtroppo vera, non abbastanza conosciuta, ed
accaduta a pochi km da loro. Solo 72 anni fa, a persone come loro.
L'ingresso di Vittoria Tognozzi e il suo racconto straziante, ha fatto
sì che la loro emozione arrivasse al massimo livello : molti avevano gli
occhi lucidi, altri alzavano la mano per fare domande importanti, altri
ascoltavano rapiti.
E' stato molto intenso vedere ragazzi di 13 anni così attenti e
interessati, così desiderosi di capire e di captare più emozioni
possibili. Così sicuri di non voler dimenticare questa storia. Così
felici di averla sentita.
Continuavano a chiedere alla testimone "Ma lei quel giorno cosa
provava?" oppure "Ma lei a fine della strage, come si sentiva?".
Quando l'evento è finito ed è arrivato il momento per loro di
abbracciare Vittoria. Nel frattempo alcuni ci rincorrevano per dirci "
Grazie di avercelo raccontato" e io non mi sono mai sentita così
profondamente fiera di un progetto nato senza grandi aspettative e
cresciuto così, forte forte.
Dopo i vari saluti, ci hanno lasciato pensieri scritti nel nostro quaderno ricordo, continuando a ringraziarci.
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| Alcuni messaggi lasciati dai ragazzi |
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| Alcuni messaggi lasciati dai ragazzi |
Già così, l'evento sarebbe stato sensazionale, uno dei più intensi.
Ma poi è arrivato un ragazzino che ci ha toccato l'anima.
Era lì seduto ad ascoltare, compreso nel "gruppo" di quelli con gli
occhi lucidi. E' stato il secondo ad alzare la mano per fare una domanda
a Vittoria. Quando il microfono gli è arrivato davanti al viso, ha
fatto per parlare, ma... non è uscito niente.
Niente, niente perchè ha cominciato a piangere talmente forte, che i singhiozzi hanno bloccato le sue parole.
Piangeva e scuotava la testa, facendoci capire di non riuscire a
parlare. Già così, il mio cuore era diventato piccolo piccolo. Poi
qualcuno li ha suggerito di scrivere la domanda sul foglio, così io
l'avrei letta per lui.
Me l'ha scritta su un foglio protocollo, io l'ho letta a Vittoria e lei
ha risposto dolcemente a quel bambino che piangeva. Nel momento in cui
la risposta era stata data e toccava ad un altro, ho posato il foglio
della sul tavolo accanto a me. Appena l'ho appoggiato sul piano, alla
rovescia, ho notato che quel foglio protocollo altro non era che il
foglio degli appunti del ragazzino emozionato.
Ho letto la prima frase " La linea del fronte era il fiume arno" (guarda
com'è preciso, che bella scrittura, ho pensato) , ho letto una frase
più giù " le persone avevano tantissima paura" (bravo, ha ascoltato
tutto, ho pensato) e poi un'altra frase: "Kesserling era una persona che
uccide le persone".
In quel momento il tempo, per me, si è fermato in una frase. L'ho riletta di nuovo. Potente, immensa.
Può, a primo avviso, sembrare una frase senza molto senso, ma non è così:
per chi non lo sa, Kesselring era
a comando di tutte le forze tedesche in Italia. Dal '43 in poi, il suo
obbiettivo diventò quello di combattere la Resistenza Italiana. Per lui
erano tutti partigiani, sia le donne di 90 anni, sia i bambini di 4
mesi. Fu così che, tra i tanti orrori effettuati, fece quello che fu il
"padre" di tutti gli eccidi italiani : emise infatti un ordine nel quale
prometteva che i soldati che avessero superato
le normali procedure contro i civili (non si uccidono civili innocenti,
in pratica) sarebbero stati impuniti. Quindi ogni tedesco poteva
uccidere chi diavolo gli pareva, senza dover rendere conto a nessun
tribunale.
Questo è ciò che raccontiamo ai ragazzi, questo è il modo in cui
spieghiamo chi era questo mostro e usiamo aggettivi orribili, aneddoti
terrificanti e testimonanzie tragiche.
Speriamo che, con questi discorsi, i ragazzi sappiano anche chi sono gli artefici e come ragionavano e agivano.
"Kesselring era una persona che uccide le persone".
Questo, riassume ogni dettaglio. Questa frase è l'emblema di tutto. Non
importa dire che era un mostro, un assassino, un pazzo. Non serve. E'
molto più forte e profondo dire che era una di quelle persone che
uccidono le altre persone.
La dolcezza di questo ragazzo e la leggerezza con cui ha capito e fatto
suo tutto ciò che volevamo trasmettere, mi ha scaldato il cuore.
Mi sono fotografata la pagina e l'ho ringraziato. Lui ancora singhiozzava.
Lui si ricorderà di noi e io non mi scorderò di lui.
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